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lunedì 25 luglio 2011

PADERNO DUGNANO: MUORE A 13 ANNI

Cronaca di una morte annunciata.
Il 29 luglio, quando sarà staccato il respiratore , la giovane Ludoteca Carcatrà cesserà di esistere. 
un necrologio con qualche giorno d'anticipo

La Ludoteca "Carcatrà" ebbe vita nella primavera del 1998.
A farle da madrina l'allora Ministro Livia Turco, il cui nome richiama l'importante legge nazionale attraverso la quale venne avviata la Ludoteca a Paderno Dugnano, la legge 285/97 "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza".
Il mondo, l'Italia, oggi sembrano molto diversi da allora. Ci si preoccupava del futuro, della coesione sociale, dell'inclusione, dei diritti. Tutte questioni passate in secondo piano, o addirittura cancellate, nell'attuale agenda politica, nazionale e, soprattutto, locale.
L'obiettivo di fondo della legge 285 era  quello di sviluppare condizioni per "promuovere positivamente i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, e di assicurare ai cittadini di minore età quelle opportunità indispensabili per un adeguato sviluppo umano che porti alla costruzione di personalità compiute". Partendo dai bisogni e dalle risorse di ogni singolo territorio e comunità, si dava ai vari soggetti istituzionali e privati, alle famiglie e a tutti i membri della Comunità locale, il compito e la responsabilità di condividere e predisporre programmi concreti in grado di dare risposte realmente efficaci al percorso di crescita dei bambini e dei ragazzi.
Questo tentativo il Carcatrà l'ha fatto. Molto bene nei primi anni e poi via via con sempre maggiore fatica. La metafora della "morte a 13 anni" vuole anche che si spieghino le cause di tale morte e sono, crediamo, più di una. 
La prima è la cattiva abitudine dei Governi italiani (non succede così negli altri Pesi UE) di attuare riforme attraverso le "sperimentazioni", la seconda è l'altra cattiva abitudine degli Enti Locali che colgono le sperimentazioni come opportunità per avere delle risorse e realizzare servizi, senza considerare che ne vanno sostenuti i costi anche "dopo" la sperimentazione.  In sostanza con la L.285/97 si sono dati soldi per realizzare piani che potevano prevedere anche l'avvio di servizi. Chiusi i rubinetti della sperimentazione, ai Comuni è spettato, a fatica, trovare risorse in bilancio per porre a regime e consolidare quanto sperimentato.
L'Amministrazioni Casati e Massetti hanno trovato le risorse, anche se a fatica. Hanno portato avanti una scelta in cui credevano e per la quale si erano impegnate con la Comunità Locale.
Ma non sono state tutte rose. Chi ha vissuto tutti i 13 anni del Carcatrà ha fatto esperienza della messa in discussione di più aspetti per la disponibilità sempre più esigua di risorse: la Carcavanza si fa o non si fa, un turno o due.. i sabati coi laboratori che si riducono e poi scompaiono.. l'intervento nelle scuole che poco alla volta sparisce...
E' così che si manifesta la malattia in incubazione con la riduzione delle risorse, i tagli al sociale e all'educazione (il disinvestimento in "futuro"), ma con qualche iniezione di fiducia si va avanti, soprattutto perché l'Istituzione committente (l'Amministrazione Comunale) ci crede e questo, in un servizio che fa della Comunità Locale il suo destinatario e la sua risorsa principale, è vitale.La linfa al Carcatrà arrivava da lì, dalle famiglie, dai banbini, dalle insegnanti... ma soprattutto dalla fiducia degli amministratori che qualcun'altro ha sempre visto, con invidia e sbagliando, come collettore di voti. E questa è la quarta causa della malattia, quella che ha portato al verdetto della giunta Alparone che volta pagina
Si è iniziato con mettere mano alla gestione, adducendo una volontà di "riduzione degli sprechi" per una maggiore "efficienza" (e competitività) del servizio, dimenticandosi che l'efficacia sociale ed educativa necessita di tempi, strutturazioni e modalità che nulla hanno a che fare con l'efficienza (e la competitività da logica liberista). Si è introdotto quindi il pagamento... Un veleno mortifero per un servizio che nasce ed esiste a "bassa soglia" , cioè un servizio di facile accesso, sburocratizzato, dove il legame è svincolato da regole e condizioni, che offre prioritariamente un luogo fisico dove trovarsi e una serie di opportunità e stimoli, senza imposizioni. E il Carcatrà si ammalava sempre di più... senza cure, senza comprensione e senza soccorso.
Un servizio abituato a co-progettare il suo intervento con l'istituzione committente, la comunità, le famiglie, si è ritrovato solo. Sempre meno accessi e meno famiglie, meno tempo per organizzarsi e progettare insieme, nessuno stimolo-interesse a condividere e a investire in idee e futuro da parte della committenza.... Soli.
Un servizio che nasce per essere della Comunità Locale  e per essere fatto dalla Comunità Locale, così solo muore... non serve.
Il verdetto di morte, annunciato all'insediamento della Giunta Alparone, si avvera.
Diabolicamente tutto questo avviene nell'assoluto silenzio. Fatto il vuoto attorno, si può tacere sulla morte d'inedia di una giovane Ludoteca abbandonata a se stessa. Chi se ne accorgerà?
Anche questo denota come sia cambiata la Paderno Dugnano che ha voltato pagina. Tredici anni di investimento, di azioni, di volontariato, di mutuo aiuto.. buttati via. Uno spreco.
Si poteva trovare il modo di capitalizzare quell'esperienza, trasformandola, chiamando le famiglie e la Comunità Locale a ripensarla, a cercare delle soluzioni... L'avevamo già indicata questa strada, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Piangiamo la fine del Carcatrà, ma non ci rassegnamo.
Un modo per far riviere quell'esperienza lo troveremo.
Lo faremo senza padroni e senza clienti, 
senza l'Istituzione "committente"
che, per com'è, non serve, perché non capisce il concetto di BENE COMUNE. 

Grazie, Anna 

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"Tutte le promesse di benessere e tutte le sicurezze date in epoca moderna dalle istituzioni statali nazionali, dai politici e dagli esperti di scienze e tecniche, sono state distrutte. E non c'è più in giro un'istanza che tolga all'uomo le sue nuove paure. Ecco allora che la crisi ecologica ci fa intravedere qualcosa come un senso all'orizzonte, persino la necessità di una politica globale ed ecologica nel nostro agire quotidiano". U. Beck